Correre verso il frigorigero nel bel mezzo della notte per trangugiare i pasticcini avanzati a pranzo fa molto donna newyorkese single, nevrotica e disperata che durante il giorno sguazza nel suo insoddisfacente tailleur taglia 44.
Stavo pensando a cosa poter scrivere in commento a questo video. Ma poi mi sono reso conto che le immagini parlano meglio delle parole stesse. Dimenticatevi Britney e Madonna in versione lesbo-chic. Le zuffe in tv tra dive del pop sono la nuova moda. E sono anche incredibilmente divertenti XD
What the hell is a disco stick?! -Madonna I think you know! -Lady GaGa
Me ne starò seduto qui.
Ad aspettare che fuori cada la pioggia e che picchettando sulle mie finestre magari il suo rumore allevierà tutto il rumore che c'è dentro me. Aspetterò che si formino le pozzanghere per strada, che i lampi illuminino il cielo e i tuoni con il loro boato mettano a dormire tutta la città. Lascerò che piova fuori e dentro di me, mentre luci impazzite zampillano di qua e di la sui vostri corpi, mentre la musica vi prende e l'alcol vi fa fuori i pensieri. Io nel frattempo avrò solo la pioggia a consolarmi, il mio piumone, il cuscino che abbraccio ogni notte sperando che prenda la forma di non so più chi. La forma di qualcuno che non mi faccia aver paura del rumore dei tuoni improvvisi nottetempo, che mi riscaldi il corpo coi respiri gentili e regolari di chi sta dormendo un sonno senza turbamenti.
Ma anche questa notte avrò solo la pioggia con me, e forse neanche quella.
Avevo un ragazzo, avevo un bel ragazzo. Ma che dico ragazzo. E' un uomo. Avevo un uomo.
Trentatré anni e gli occhi ancora pieni di sogni. Mi ha amato. Si, ci scommetto che mi ha amato. Non potrebbe essere altrimenti. E non lo dico per mancanza di modestia, ma perché a quanto pare non riesce a fare a meno di tornare da me. Poi un giorno credo si sia spaventato. Credo abbia avuto paura di farsi troppo male rivedendomi. E se ne andò. Anzi - tecnicamente parlando - tornò. Ma non si fece vedere nemmeno una volta.
Avevo un uomo non molto tempo fa. Avevo un uomo che un giorno prese un aereo e spuntò all'improvviso sotto la mia finestra riempendomi il cuore d'amore. Avevo quest'uomo, così bello, così dolce. E faceva così male non averlo più accanto. Così male che a malapena riuscivo a respirare, a malapena riuscivo a pensare.
E poi arrivò G. Lui mi raccolse, lui mi accarezzò, lui mi leccò le ferite fino all'ultimo centimetro. Ma non credo fosse molto sicuro di quello che stesse facendo. Ne era così poco sicuro che anche G un giorno se ne andò. E rimasi solo, doppiamente rotto, doppiamente piegato.
Ma c'è questo piccolo particolare... Il mio uomo tornò giusto quando credevo che tutto andasse bene tra me e G. E lo mandai via. Anche se fu difficile quella sera, come fu difficile la sera dopo togliermi la sua immagine dalla testa. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore non funziona quando qualcuno ti si imprime a fuoco sulla pelle. Dissi questo al mio uomo, gli dissi che tra l'incerto futuro che poteva offrirmi e la sicurezza che rappresentava G allora, sceglievo di non ferirmi più, di non farmi male. Di camminare sicuro.
Già... sicuro. Fin quando G non ha smesso di parlare, di esserci. "Il tuo passatempo estivo" lo ha chiamato il mio uomo adesso. Eppure sei qui, pur dicendo che non mi darai mai più soddisfazione. Ora sei qui, e mi vuoi. Mi vuoi ancora. E io? Cos'è che voglio? Ho forse passato troppo tempo a convincermi che tu non fossi quello giusto per me solo perché non volevo turbare la sicurezza che G mi dava? E adesso, adesso che è stato G - con la violenza di un terremoto - a distruggere tutto, adesso cosa voglio? Cosa sarà?
Correre rischi non fa per me. Ma questa panchina adesso sembra più una gabbia, lontana miglia da ogni possibilità.
"Io stasera sono in disco, se vuoi sai dove trovarmi".
Perfetto, so dove trovarti. Ma questo non risolve il mio triangolo amoroso che ho innescato quasi-del-tutto inconsapevolmente. Perché andare in discoteca vorrebbe dire fare i conti con gli sguardi pesanti di G mentre tu mi guardi e mi accarezzi. Non va bene, no. Soprattutto se giusto ieri sera ho deciso di ingoiare tutta la mia acidità e quasi-chiedere-scusa a G durante una conversazione degna di una soap-opera. Dopodiché abbiamo parlato delle afte del mio gatto.
Sono un tantino confuso. Mi sa che dovrò ripassare il dizionario del "Non E' Come Sembra". Perché, non prendiamoci in giro, io in discoteca mi ci fionderei anche adesso per quegli sguardi e quelle carezze.
Follia portami via.
L'ho scritto qualche giorno fa, su Facebook. Era una richiesta, era quasi una preghiera. Pregavo di potermi addormentare, di sopire tutti i miei sensi, e risvegliarmi solo quando tu finalmente saresti stato qui, con me. Sarebbe stato tutto dannatamente più facile. Mi sarei svegliato e ti avrei visto di fronte a me, e senza più bisogno di inutili parole, di sms chilometrici, di canzoni a ricordarmi com'eri e com'era prendere le tue labbra. Si, sarebbe stato tutto facile. Dannatamente facile.
Eppure sono qui. Non dormo, sono sveglio, forse più che mai. Perché il pensiero di te la notte non mi fa dormire più, perché arrivare fino a sabato sembra un'agonia lunga ed interminabile, un percorso ad ostacoli che fa di tutto per farmi inciampare e farmi cadere. Succede l'impensabile, le occasioni di tradirti si accavallano l'una sull'altra che quasi non riesco a contarle più. Come se all'improvviso il mondo si fosse coalizzato, e mi sospirasse avido di me all'orecchio "Non arriverai da lui. Non ci riuscirai mai". E poi cado, rotolo, mi sporco di terra e fango. E vedo l'altro me sul ciglio della strada. E' lui che mi ha atterrato, è lui che ha teso la gamba. Inciampo su me stesso, sbaglio ed è paura. Non la vedi nei miei occhi, non puoi. Non la avverti nemmeno nella mia voce, perché non so che dire. Eppure la sento, mi avvolge e si avvinghia a me. E mi lacera, mi cattura e mi spinge la testa contro un album di errori infiniti, errori che non conosci, errori che ho commesso per l'impazienza, la rabbia, la paura, l'illusione. E all'improvviso sembri più lontano adesso di qualche mese fa. Proprio adesso. Quanto manca? Quanto ci vuole? Poco. Così poco che è così semplice confondersi. Confondersi, cadere, rotolare via.
Questo è un post inutile, è così privo di sentimento. Ma è come se all'improvviso non avessi più domande, non avessi più desideri. C'è solo quest'ansia pesante. E fantasie si mischiano a realtà, lentamente vado giù e smetto di chiedermi, di capire.
Non ho più tempo per addormentarmi, giugno sta finendo e tu spingi prepotente contro di me. Butterai giù i miei muri o rimarrai impassibile a guardarmi da lontano? Sentirò quel brivido o svanirà mentre ti afferro?
Svegliati dormiglione. Svegliati, che giugno è finito.
Hai lasciato spazio all'inquietudine dentro di me. Col silenzio ti fai beffa delle mie parole. Questo silenzio lo conosco fin troppo bene, l'ho sperimentato già mille e mille volte.
Mi sono lasciato alle spalle i miei veleni, fin troppo alienato già da me. E adesso cerco un rimedio a questa ansia che avanza, cerco luce tra le atmosfere lugubri che mi avvolgono. Un pesante senso di fine, di non ritorno. Sembra tutto oltremodo uguale a un anno fa. Speranze deluse, sigarette a profusione come ansiolitici incapaci di sopire questi tarli.
Il cellulare che non squilla mai è quasi una sentenza.
C'è un Re Mida dentro me? Tutto ciò che tocco si trasfigura per magia in materia immobile. Brilla e risplende sotto questo sole opaco, ma il vento non la scuote mai, sembra ascoltarmi ma incapace di rispondermi. Meravigliosamente perfetto all'esterno, ma inutile se tutto quello che sento mi rimbomba dentro e ristagna. Troppo stanco di mendicare carezze.
Adesso sono di piombo che luccica. Adesso sembro miele, nessuno sa resistere ad assaggiarmi, ma stucchevole e appiccicoso come sono nessuno torna mai da me. Ed io mi svendo ogni tanto ad una leccata o due. Così dolce, non diresti che sento tutta quest'amarezza.
Ultimamente bevo troppi caffé e fumo troppe sigarette.
Ultimamente al mattino sono sempre più stanco, e ogni occhiata allo specchio mi intimorisce. Per questo lo evito accuratamente, non mi guardo negli occhi perché ho troppa paura di perdermi nel mio stesso sguardo. Quello stesso sguardo che vede solo te.
Ultimamente rido più forte, guardo più spesso le nuvole e le increspature del mare.
Ultimamente mi concentro molto sulle piccole cose, do valore persino alle cicche che mastico e poi sputo sull'asfalto rovente.
Ultimamente ho meno voglia di pensarti, perché quando lo faccio non vedo altro che una fila di attimi e desideri mai consumati se non nella mia fantasia, che avverte profumi e sensazioni più forti di quanto forse non siano stati in realtà.
Ultimamente non faccio più progetti per il futuro che non sia quello immediato. Il domani mi interessa poco, perchè non è ancora adesso. Il domani mi rattrista, perché il domani eri tu.
Ultimamente ho eliminato dalla mia playlist tutte le canzoni stupendamente malinconiche che mi facevano pensare a te, ascolto solo beat accellerati e riff pesanti di chitarre che si infrangono e si ricompongono.
Ultimamente vado a letto presto, perché è alla sera che tutti i pensieri si concentrano su di te. Per questo scappo e vado a nascondermi sotto le coperte, sperando che tu non mi raggiunga prima che lo abbiano fatto la stanchezza e il sonno.
Ultimamente faccio finta che non mi importi molto di te, fingo anche di non aspettare una tua telefonata, ma soprattuto nascondo l'ansia e la voglia di vederti ancora sotto la mia finestra. Come quando il cuore mi scoppiò e tu ne raccogliesti i pezzi coi tuoi baci e i tuoi occhi.
Ultimamente, mi vergogno ad ammetterlo, mi masturbo di più. Perché non ho voglia di andare a letto con qualcuno che non sia tu, regalarmi a mezz'ora di passione immaginata con te e alla fine, al risveglio, rendermi conto che quelle non sono le tue labbra, le tue mani.
Ultimamente mi illudo di meno, passo meno tempo a fantasticare, sotterro le mie aspettative. Non puoi aspettare tanto tempo inutile, non vuoi aspettare neanche il tempo utile.
Ultimamente ripenso alle tue dolci bugie e sorrido, perché non ci riesco ad odiarti, perché non fa tanto male una morte al rallentatore.
Ultimamente ho messo il cuore sotto vuoto, gli ho fatto questo regalo: un'anestesia a tempo indeterminato. Ho già pianto per te, ho già urlato per te, ho già fatto infiniti giri di parole e con la mente sperando che mi portassero da te. Niente di questo serve più, mi sono regalato un mare piatto e immobile sotto a un cielo che sembra dipinto e finto tanto è ideale. Mi sono regalato una calma apparente che mi cullerà in questi giorni senza più te.
Ultimamente solo un pensiero mi rattrista un po' e, come il vento, ogni tanto scuote le onde e le nuvole di questo mio mare: io non vinco mai.
No... non vinco mai, amore mio.
Ovviamente "mi dispiace" non funziona sempre. Forse perche' lo usiamo in troppi modi diversi... come arma, come scusa...
Owen: Bel lavoro oggi. Christina: "Bel lavoro oggi"? Sul serio? Owen: Come? Christina: "Corri al mio furgone". Hai messo O'Malley a fermare le emorragie e hai fatto correre me al furgone. Owen: Tu sai com'e' il mio furgone, O'Malley no e quella... quella tua corsa ha salvato una vita. Christina: Gia' beh, per tutto il giorno, per tutto il giorno hai seguito lui e ignorato me. Owen: O'Malley vuole specializzarsi in traumatologia, tu ha gia' scelto cardiologia. Non ho fatto nulla di sbagliato oggi, ti ho trattata come avrei fatto con chiunque altro. Christina: No, non come chiunque altro! "Stammi bene"? Che diavolo significa? Cosa sei, non so, sei felice adesso? Cosa... cosa sei? Un tizio alla "soffocale e dimenticale", eh? "Come va, stammi bene, bel lavoro". Che robe e'? Owen: E' la mia strizzacervelli, lei mi ha dato queste frasi... le... le abbiamo pensate insieme. Sono tutte frasi da due parole, cosi' avrei avuto qualcosa da dirti al posto di quelle due parole che... che mi stanno uccidendo. Le due parole che tu sai che sento ma che non posso dire, perche' sarebbe crudele farlo, perche' non vado bene per te. Non voglio torturarti, non voglio guardarti con desiderio quando so di non poter stare con te, quindi si', sorrido e dico... "Stammi bene". Ti sto lasciando a distanza di sicurezza. Ci sto provando, ci sto provando cosi' tanto a lasciarti a distanza di sicurezza. Sto provando a mettere a posto quello che ti ho fatto. Christina: Stammi bene.
Orazio oppure Prazio. 18 anni. Stronzo a seconda delle congiunzioni astrali. Egocentrico a prescindere dalle mutande che porto. Egoista e usuraio di emozioni. Misantropo per aspirazione. Lunatico a seconda del fianco sul quale dormo. Portato ad amare gli uomini sbagliati. Supporter incallito (e illuso) di quella cosa che chiamano "Destino". La concretizzazione di una canzone di Hilary Duff a detta di qualcuno. Veneratore di Madonna. Fescion Addicted. E quì si fermano le cose che ho voglia di dire su di me.